Il capostazione e la viaggiatrice vogliosa…

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Scopata in piediAvevo deciso di fare un biglietto per fuggire lontano, non avevo una meta precisa, volevo solo allontanarmi da tutto e da tutti. Era una mattina di Aprile, ricordo che indossavo una minigonna senza calze, forse un po’ troppo azzardata per il periodo infatti, appena entrata in biglietteria un brivido di freddo scosse il mio corpo ma, sono un’esibizionista e la voglia di mostrare il mio corpo e sentire gli occhi di tutti puntati addosso superava la paura di sentire freddo.

Mi accorsi subito che arrivata al ingresso il capostazione mi fece subito un caldo sorriso. I suoi occhi scrutavano il mio corpo, dalla testa ai piedi, bramosi di possedermi. Forse era anche colpa della camicetta scollata che indossavo quel giorno e che lasciava intravedere le mie bellissime tette dalla scollatura.

Lo vedevo che, mentre mi dava indicazioni sugli orari dei treni lui non faceva altro che passare il suo sguardo sul mio corpo e che se avesse potuto mi avrebbe detto “Avrei tante voglie porche da esaudire con questo bel corpicino se solo potessi averlo tra le mani!”.

Era divertente vederlo eccitato. Sarebbe bastato un mio cenno per farlo saltare fuori dal gabbiotto. Mi guardava, si passava la lingua tra le labbra per inumidirle e la mano tra i capelli poi con uno scatto quasi fulmineo si alzò dalla sua postazione, girò intorno alla scrivania ed aprì la porta del suo ufficio.

Mentre si avvicinava, potevo già percepire la sua eccitazione nell’aria. Una volta di fronte a me, con disinvoltura mi sbottonai un bottone della camicetta per fargli capire che sentivo calore. Colse quindi al balzo l’occasione per invitarmi ad accomodami nel ufficio a fianco, dotato di aria condizionata. Aspettò che fui dentro prima di seguirmi, chiudere la porta alle sue spalle ed avvicinarsi a me.

In quel momento potevo vederlo in tutta la sua voglia ma io, puttanella perversa, non volevo fargli capire che avevo intuito le sue intenzioni quindi decisi di fare la timida indietreggiando di qualche centimetro. Dopo un paio di passi mi ritrovai con le spalle al muro.

La camicetta che indossavo era troppo attillata e leggera per riuscire a nascondere i miei capezzoli turgidi e la loro voglia di essere toccati. Questo lui non tardò a percepirlo, tanto che pochi istanti dopo allungò le sue possenti mani avvolgendoli entrambi.

Si trattava di un perfetto sconosciuto ed il mio cervello mi diceva di fermare tutto questo ma, il mio corpo era troppo voglioso, lo sentivo da come la mia figa si bagnava a poco a poco. Lui, sembrava un cane da tartufi che fiuta l’odore, si china con maestria, mi sfila il perizoma ed annusa soddisfatto l’odore della mia fica bagnata fradicia.

Si sollevò lentamente sfiorando il mio ventre e le mie tette per arrivare a pochi centimetri dal mi viso. Mi guardò mentre mi infilava due dita nella fica, voleva vedere la mia reazione quel porco maiale. Voleva sentire come mi eccitavo mentre mi toccava. Cercai di resistere ma, era molto abile con la mano a farsi strada verso il clitoride. Voleva sentirmi godere mentre io invece cercavo di trattenermi. Spingeva sempre di più fino a quando non potei fare altro che abbandonarmi al piacere e chiudere gli occhi…capì subito che ero venuta.

Mi prese in braccio facendo schiacciare la mia faccia contro il muro. Sentii la cintura dei suoi pantaloni piombare a terra e capii subito dove voleva arrivare, aveva fretta. Per un attimo feci finta di volermi tirare indietro, anche se dentro morivo dalla voglia di farmi penetrare dal suo cazzo.

Mi aprì le gambe e con foga mi infilò dentro il suo enorme uccello. Ero imprigionata dalla sua morsa ma, non avevo alcuna intenzione di liberarmi, volevo essere sua. Colpì con forza, una, due, tre, quattro, cinque volte. Aveva fretta perché doveva tornare al lavoro ma, senza prima aver raggiunto il piacere massimo.

Continuò a penetrarmi altre due, tre, quattro volte prima di essere pronto ad invadermi con la sua sborra calda. Mi strinse più farti i seni e mi sentii totalmente parte di quella parete che mi aveva sorretto fino a pochi istanti prima. Erano gli ultimi colpi prima di ritrovarmelo appoggiato a me.

Era finito tutto in pochi minuti, mi allontanai quasi infastidita. Cercai di ridarmi un po’ di contegno abbottonando la camicia e sistemando la minigonna prima di uscire dal ufficio ed aspettarlo in biglietteria per acquistare i biglietti. Una volta tornato in postazione lo guardai e lo ringraziai. Lui contraccambiò fregandosi la mano sul cazzo da sopra i pantaloni.