La mia migliore trombamica

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La telefonista che scopa in direttaQuella voglia a metà strada tra un rapporto d’amicizia e la voglia di sesso senza implicazioni, era la sensazione che più mi pervadeva da quando avevo conosciuto Sara.
La conobbi all’uscita dell’università, in quel bar frequentato da studenti e lavoratori, che rappresenta un punto di incontro con la vita fuori dagli impegni.
Quel giorno Sara aveva un sorriso disarmante e due occhi così accecanti che il seno alto senza reggiseno e il culetto da diva li avevo notati solo un secondo dopo.
Non era solo bella da mozzare il fiato, era anche fascinosa, intelligente e con un fortissimo sex appeal.
L’ho spogliata con gli occhi mentre ci presentavamo, l’ho immaginata nuda sotto la doccia, poi nuda nel mio letto, poi nuda e basta. Era meravigliosa ma non volevo impantanarmi in relazioni articolate, complicate, impegnative. Così non le feci percepire la mia attrazione.

Siamo andati avanti così per tre mesi: amici e basta, uscite in gruppo, risate e giochi. Nulla di più, fino a quando… una sera uno ad uno i nostri compagni di avventura finirono per lasciarci involontariamente soli. Non era stato progettato nulla, eppure quella solitudine attorno a noi divenne quasi rumorosa. In quel momento i nostri sguardi cambiarono, i nostri gesti si trasformarono e divennero più seduttivi, come se l’uno volesse conquistare l’altro e viceversa.
Quel gioco di seduzione, poi così nemmeno tanto sottile, durò davvero il tempo di un sorriso, lo stesso che entrati in macchina lei mi regalò e che mi rese completamente inerme.
Le presi il viso tra le mani e la baciai follemente, preso da un impeto di desiderio e voglia di averla che non poteva essere placato se non assaggiando finalmente le sue labbra.
Temetti si potesse ritrarre, invece ricambiò con fervore e guardandomi mi disse soltanto due parole “fammi tua”.

Infilai la mia mano nella sua camicetta morbida e toccai finalmente i suoi seni alti e sodi, gli stessi che avevo sognato ed immaginato nudi già dal nostro primo incontro.
Le sbottonai i jeans neri strappati e accarezzai la sua pancia piatta, fino a far scivolare le mie mani cariche di passione nelle sue mutandine.
Erano quasi infantili ma sul suo corpo da modella richiamavano un sapore erotico sopraffino.
Lei aveva più fretta di me: si sfilò jeans e mutandine in un unico gesto e quasi strappò la mia cintura nel tentativo di slegarla il più velocemente possibile.
Con la bocca cercava da sopra i boxer il mio pene eretto, duro e maestoso, che era ormai pronto a scoppiare dall’eccitazione.

Non so come, ci ritrovammo in macchina, in piena città ma per fortuna in piena notte, completamente nudi e affannati, carichi di sesso e di voglia di godere. Spalancò le sue gambe e si adagiò su di me, dondolandosi in una danza così sensuale e carica di passione, che ad ogni movimento mi sembrava di impazzire di piacere.
Era bellissima, travolta dalle sue stesse sensazioni sessuali e pervasa dallo sfinimento dell’orgasmo. Era fottutamente bellissima. I capelli scompigliati, il trucco inesistente, il corpo perfetto, erano l’emblema di quello che io in quel momento desideravo.
Finito il sesso ci rivestimmo e continuammo a ridere e a giocare come avevamo sempre fatto.
Non era cambiato niente tra me e lei, si era solo aggiunto un tassello: trombamicizia.

Quell’episodio è stato l’inizio di un tacito sfogo sessuale reciproco senza alcun coinvolgimento mentale, perché lei voleva esattamente quello che volevo io. Ci cercavamo per amarci il tempo di una notte di sesso, per poi ritornare ad essere i soliti amici di tutti i giorni, con una complicità silenziosa che solo noi conoscevamo.
E’ durata a lungo, forse due anni. Sara è stata la mia miglior trombamica, quella a cui raccontavo tutto, anche delle altre, e con cui facevo tutto, anche sesso. Sara è stata la mia impareggiabile trombamica di sempre.