Le strane voglie di un’esibizionista quarantenne

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ditalino al barCamminavo verso la mia camera d’albergo…faceva molto caldo quel pomeriggio e potevo sentire le goccioline di sudore che mi scendevano lungo la schiena. Non serviva a niente nemmeno il ventaglio che tengo sempre in borsa, imperterrite continuavano a scendere lungo tutta la colonna vertebrale fino ad arrivare al culo. Sentivo caldo ma, allo stesso tempo piacevoli brividi di piacere pervadevano tutto il mio corpo. Sarà stato il caldo di quel giorno o quella borra ghiacciata presa pochi istanti prima, sola, seduta al tavolino del bar al angolo. Si sola, perché ero fuori per lavoro.

Arrivata nel letto dell’hotel iniziai a ripensare agli istanti precedenti. Si, a quando ero seduta al bar e la mia mante aveva iniziato a fantasticare…si perché da soli, molto spesso, si riesce a liberare al meglio il proprio animo e le proprie fantasie, di ogni genere, anche quelle sessuali!

Mentre sorseggiavo la mia birra fantasticavo che, anche se era freddissima, quella bottiglia di certo non sarebbe bastata a calmare il fuoco che si era acceso tra le mie gambe… non scambiatemi per una troia infuocata o una ninfomane perversa. Erano diversi giorni che non facevo sesso con il mio fidanzato e quindi la mia voglia di farmi sbattere dal suo cazzo era comprensibile oltretutto, quel pomeriggio, le temperature erano a dir poco bollenti.

Lo sentivo sempre di più questo calore salirmi addosso. Quel giorno indossavo un vestitino corto e leggero… trasparente quanto bastava a far intravedere le mie bellissime tette sode che non avevano nulla da invidiare a quelle di una ventenne.

Le spalline ogni tanto scendevano giù, d’altronde avevo scelto quel abito proprio apposta per non passare inosservata con il mio cliente. Scendendo verso la spalla s’intravedeva perfettamente la linea del capezzolo. Era eccitante ed ogni volta che mi specchiavo, lo prendevo tra le dita e ci giocavo un po’ per farlo diventare turgido in modo che a chiunque sarebbe caduto lo sguardo su di me.

In quel momento però non mi bastava più essere guardata, volevo di più. Sentivo che la mia figa era completamente bagnata, un pò per il caldo ed un po’ per quell’irrefrenabile desiderio di cazzo che si era insinuato dentro di me. Il vestitino mi venne in soccorso, essendo molto corto, mi dava la possibilità di infilare la mano di sotto per controllare con discrezioni il tasso di umidità.

Non potei fare a meno di notare che il mio gesto fu un piacere per molti. Vedevo diversi clienti del bar che mi guardavano mentre la mia mano si infilava con discrezione sotto le mutandine. Iniziai a giocare le dita ed accarezzare con leggerezze e maestria quella parte del mio corpo così calda ed umida.

Li vedevo quegli uomini, bramosi di poter vedere di più. Potevo leggere nei loro occhi la voglia di farsi una puttana italiana, vere maiale che scopano come se non ci fosse un domani. Sapevo che avrebbero bramavano di partecipare a quella carezza intima. A me era sufficiente questo per eccitarmi, sapere di essere il loro oggetto del desiderio.

Mi feci prendere la mano da questo giochino erotico… sentivo che dovevo soddisfare quella voglia irrefrenabile che stava salendo dentro di me. Sfilai l’anello dal mio indice destro e lo infilai insieme al medio nel bicchiere di birra ghiacciata per poi indirizzarli nuovamente sotto il vestito.

Di certo, loro, non si aspettavano un gesto del genere… Che esibizionista porca che sono, pensai. Quanto godevo nel sentire le mie dita fresche scivolare dentro di me e nel sapere che avevo gli occhi di tutti quegli uomini puntati addosso che si sfregavano le mani sul cazzo mentre immaginavano ciò che stavo facendo sotto la mia gonna.

Le dita sfregavano freneticamente sul clitoride per poi infilarsi nel buco e farmi provare sensazioni meravigliose. Con gli occhi chiusi cercavo di assaporare l’odore di figa che proveniva da sotto, totalmente non curante di essere in un luogo pubblico.

Il caldo stava iniziando ad essere insostenibile. Presi il bicchiere della birra e lo portai alla bocca, lasciandone cadere alcune gocce sul mio seno. Il quel momento, le mi dita, riuscirono a farmi raggiungere il limite massimo del piacere…avevano fatto il loro dovere.

Sentivo quel inconfondibile sensazione che si prova quando il piacere esplode. Chiusi le gambe, che fino a quel istante avevo tenuto semi aperte per potermi muovere il più liberamente possibile. La mia mano rimase li, ad accogliere tutto il piacere che avevo tenuto imprigionato fino a pochi attimi prima.

Ero allo stremo. Il caldo era sempre più insostenibile. Il mio respiro era affannato e le mie guance completamente in fiamme. Riaprii gli occhi e con soddisfazioni mi accorsi che tutti erano ancora li, immobili a fissarmi.

Assaporai con gusto l’ultima goccia di birra rimasta nel bicchiere e mi alzai per tornare in albergo e farmi una bella doccia fresca.