L’incontro con mia cognata nella casa chiusa a Lugano

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Foto amatoriale di una donna matura che scopaRicordo ancora quel giorno in cui incontrai Alessandra nella casa chiusa di Lugano dove trascorrevo le mie ore libere all’insegna della lussuria. Alessandra era mia cognata, la stessa che mio fratello 5 anni prima aveva portato all’altare.
Tutto era iniziato per caso, su un sito per incontri in Svizzera, dove sceglievo le donne che volevo poi incontrare per ore di sesso bollente.
Me la ricordo ancora in quell’abito morbido, fiorato a fondo bianco che lasciava trasparire i suoi capezzoli e i suoi seni prosperosi, sotto un tessuto così leggero che le accarezzava le curve.
Sapevo che già da tempo lei e mio fratello avevano problemi di coppia e che il loro matrimonio non funzionava affatto, ma vederla nella casa chiusa mi lasciò davvero senza parole.
Ciò che però davvero mi tolse la parola fu il suo atteggiamento: languida, sensuale e provocante, finse di non essere mia cognata, finse di non appartenere alla mia famiglia, finse di non conoscermi.

Si avvicinò non appena mi vide ma non fece alcun riferimento alla nostra parentela, nè tentò di farmi giurare un silenzio complice che la salvaguardasse. Invece mi guardò fisso negli occhi e senza alcun velo di vergogna si slacciò quel vestito così poco coprente e seducente. Rimase nuda di fronte a me, nell’atrio della casa chiusa di Lugano, davanti ad altri uomini che erano lì per alcune sue “colleghe” e davanti alla segretaria del bordello.
Prese la mia mano e senza distogliere i suoi occhi dai miei, la posò su uno dei suoi grandi seni. Era sodo, caldo, pieno… sotto il palmo sentivo il turgore del suo capezzolo rigido e l’affannarsi del suo respiro che, finalmente, tradiva un’eccitazione crescente.
L’avevo sempre pensato che provasse attrazione per me, saranno stati i suoi occhi furbi e maliziosi ad avermelo sempre suggerito, o quel modo di fare così naturalmente sensuale da mettermi quasi in difficoltà in tante occasioni. Era proprio lei, era Alessandra, la moglie di mio fratello, completamente vestita solo della sua nudità. Di fronte a me.

Dentro di me qualcosa mi spingeva a desiderarla intensamente senza volerle chiedere assolutamente niente: non avevo il minimo interesse a sapere perché fosse lì e perché fingesse di non sapere che fossi suo cognato. Io volevo il suo corpo almeno quanto lei desiderava il mio.
Non aggiungendo nulla a quegli sguardi complici tra noi che già raccontavano tutto, mi riprese la mano che aveva posato sul seno e, incurante degli spettatori che guardavano quella scena così eccitante ma surreale, la fece scivolare lungo i suoi fianchi, attraversò con le mie dita guidate dal suo tocco il suo stesso ventre e mi portò giù, tra le gambe, facendomi sentire quell’umore umido e caldo che gridava il suo desiderio. In quel momento lei, Alessandra, mia cognata… (mia cognata…) chiuse gli occhi e si lasciò andare ad un sottile sospiro di eccitazione, mentre apriva la bocca e mostrava un ardore senza remore. Non potevamo
attendere oltre, il nostro desiderio reciproco stava ardendo di fronte ad estranei e senza alcun velo di imbarazzo.

Ero carico, ero sovreccitato, ero un lupo pieno di voglia di farla mia. La sollevai di peso e me la portai nella prima camera libera, chiudendomi la porta alle spalle e togliendo finalmente agli occhi estranei quello spettacolo di lussuria.
La lasciai sul letto e lei mi guardò carica di voglia di me, di sesso con me. Le nostre bocche si cercarono e si trovarono a lungo, unendo i nostri corpi sul letto di quella casa chiusa di Lugano dove chissà quanti altri corpi avevano consumato pura passione o solo sfogo sessuale.
Entrai dentro di lei e con impeto la feci mia, mentre la sua bocca mi baciava e mi mordeva, presa dalla goduria e dalla sfrenata voglia di avermi completamente per sè.
Mi aveva desiderato sempre e mentre ci liberavamo di tutto quel sesso che avevamo soppresso per così tanti anni, lo capivamo entrambi.
Ci muovevamo all’unisono come se i nostri corpi si fossero conosciuti da sempre. Alessandra… lei, mia cognata, è rimasta la mia amante migliore, quella a cui mai chiederò perché si trovasse in una casa chiusa a Lugano.