A Begonia piace osservare i trans che si masturbano, ma riceverà una bella sorpresa

Ragazza inculata mentre fa un pompino“ Non preoccuparti non accadrà niente. Se stai con me vedrai che lo trascorreremo bene.”

Questo fu ciò che mi disse la mia “amica” Laura una settimana prima di Hallowen. Amica tra virgolette perché sia lei che io in realtà siamo uomini. E eterosessuali, o almeno io lo sono, o per lo meno lo sono stato.

Sono un travestito da che ho memoria. Mi ricordo che da piccolo provavo i vestiti di mia madre e delle mie zie. E’ una necessità, un piacere che non so bene da dove arrivi né perché, ma che ho e che non posso negare. Anche se le fantasie su gli uomini sono ricorrenti, non mi sono mai sentita attratta da nessun uomo che conosco.

Ho conosciuto Laura su internet, in un forum per trans che si masturbano, e ci siamo piaciute all’istante. E’ più grande di me, io ho 27 anni e lei ne ha 40. Separata, intelligente e molto comprensiva. Come ho detto prima ci siamo piaciute subito, e così dopo circa 8 o 9 mesi di incontri virtuali, mi ha chiesto di incontrarla dal vivo. In verità ha talmente insistito da non lasciarmi altra scelta. Mi ha invitata a casa sua per il ponte di Hallowen, per andare ad una festa in maschera in un noto locale. Naturalmente ci siamo vestite da donne. Lei ha scelto un bellissimo abito degli anni 20, dorato con i ricami neri. Per me, da buona Andalusa, un abito da flamenco di raso color avorio, di cui mi ha inviato una foto via e-mail per cercare di convincermi. Quel vestito era tra i più belli che avessi mai visto. Era davvero perfetto.

L’incontro a casa sua fu molto piacevole. E’ stato bello poter vedere che la sintonia che avevamo su internet si stava mantenendo anche di persona. La sua casa era spettacolare. Si notava che non aveva difficoltà economiche e il suo buon gusto era evidente. La mia casa era spaziosa, anche se molto più austera nelle decorazioni. Il letto era stupendo, comodissimo e aveva delle lenzuola di raso. L’armadio era completamente vuoto, anche se il suo era pieno di abiti da donna, che mi disse che potevo mettere quando volevo.

La festa era quella notte, e passammo tutto il giorno a depilarci, a truccarci e a parlare di vestiti e cosmetici come se fossimo due donne. Anche se in realtà le donne normali solitamente parlano di uomini e di sesso, di donne che masturbano uomini, ecc. E quando Laura tirò fuori questo tema, io non sapevo cosa dire. Mi disse che ultimamente le sue fantasie con gli uomini erano sempre più intense e che non ne poteva più di vedere alti transessuali che si masturbano, ma che si era decisa a voler provare a fare sesso come una donna, cioè facendosi penetrare da un uomo. Una forma molto elegante per dire che stava impazzendo perché voleva che qualcuno la scopasse.

Quella conversazione mi stava infastidendo un po’, sebbene tutte hanno quel tipo di fantasie, sono solo fantasie. Con uomini anonimi e in moli casi senza alcun interesse. Lei mi capiva perfettamente e mi disse che non dovevo preoccuparmi, perché nel locale c’erano tante coppie e ragazze single, che non avevano alcun problema ad incontrare un trans, e avrei potuto divertirmi solo nel guardare delle lesbiche che si masturbano o altri trans che masturbano, ma che non avrei dovuto fare sesso per forza.

La conversazione era molto vivace e rilassata. La cosa più divertente fu sicuramente raccontarci le nostre fantasie e fare commenti su i vari vibratori che Laura aveva a casa sua. Così passammo la serata ridendo, bevendo qualche bicchiere di anice e fumando qualche sigaretta.

Arrivò il momento di vestirci. Il mio vestito aveva i volant e le maniche larghe, di raso bianco, con del velo sotto la gonna che ricadeva in quattro balze dai ricami bianchi. Il bustino, anche quello di raso bianco, rendeva la mia figura molto più femminile e si adattava bene ai miei fianchi. Giarrettiere e calze bianche e scarpe da flamenco in vernice bianca, con tacchi notevoli che sollevavano il mio culo  rendendolo molto femminile. Laura propose di inserirmi due piccole protesi per il seno, ma io decisi di lasciare il mio petto così com’era, senza inganno. Preferivo andare così, che confondere gli uomini e poi dovergli dare delle spiegazioni. Il mio costume si completava con uno scialle di seta rossa. Laura realizzò su di me un trucco molto bello. Un’ottima base, gli occhi ben delineati e tanto mascara. Toni chiari sulle palpebre con dei glitter e sulle labbra un gloss rosso intenso dello stesso colore dello scialle.

Ero favolosa, quasi non mi riconoscevo allo specchio. Raccolse i miei capelli, lasciando cadere alcuni boccoli sul mio viso, e applicò un fiore dietro al mio orecchio sinistro. Orecchini di perle come una buona gitana e due collane anch’esse di perle una più grossa e una più sottile, terminavano il mio look. Laura aveva in borsa tutto il necessario che secondo lei sarebbe servito. Così, dopo aver fatto varie foto, mi accesi una sigaretta, presi la mia amica a braccetto, e andammo al locale.

Il taxi, che pagammo senza dire una parola, ci lasciò davanti alla porta del locale. Entrammo nel locale una alla volta, e la PR, una travestita chiamata Cristal ci salutò con due baci e un sorriso che poteva resuscitare i morti. Vestita come una fata del bosco ci augurò di passare una buona serata, e disse a Laura che i suoi ragazzi ancora non erano arrivati. Cosa che mi sorprese un po’, in parte per la confidenza con la PR e in parte per i ragazzi…..

All’interno il locale era fantastico. Gangster si mescolavano a pirati, cowboy, principesse, Cleopatra, streghe, vampiri, e c’erano anche puffo e puffetta. Tutti i costumi erano bellissimi e sembravano molto costosi. Prendemmo da bere e Laura mi presentò delle persone. Le ragazze che c’erano erano poche e sempre accompagnate. Per la maggioranza erano uomini, alcuni dei quali travestiti. Ad ogni modo decisi di divertirmi e godermi la serata.

Il mio ventaglio diventò il mio giocattolo preferito. Lo usavo per salutare, provocare, insinuare. Provai a bere qualcosa e sniffai le strisce di coca che mi offrì Laura nel bagno. Così rilassata ero proprio a mio agio come donna. E non mi importava essere circondata da uomini, anzi era molto divertente sentirsi così desiderata e ammirata.

Più tardi notai due uomini enormi vestiti da antichi romani. Dovevano essere culturisti o qualcosa del genere; avevano una muscolatura imponente e probabilmente erano alti circa un metro e novanta. Mi fissarono a lungo e sorrisero. Io continuai a giocare con il mio ventaglio e li provocavo divertita. Poco dopo si avvicinarono per salutare Laura, che era molto felice di vederli.

Che gioia vedervi, ragazzi! Come siete belli. Permettetemi di presentarvi, disse mentre mi indicava. – Lei è Begonia, la mia amica di Siviglia. Sicuramente ricordate che vi ho parlato di lei?

Certo, è molto più bella di come l’hai descritta – disse il più grosso dei due che si chiamava Edoardo. Era un venditore di auto di 42 anni, e aveva preso il suo corpo molto seriamente. L’altro Josè, un po’ più tranquillo, sembrò più gentile e simpatico.

Perché non ordinate da bere mentre noi andiamo al bagno? – chiese Laura mentre mi afferrò per il braccio e mi portò ai servizi.

Ci ritoccammo il trucco tra una strega e puffetta. Che tra l’altro, per essere l’unica vera donna, puffetta era la meno femminile delle quattro. Laura mi raccontò che aveva conosciuto quei due la prima volta che era stata in quel locale. Dicevano di essere amici, ma lei sospettava fossero una coppia. Lei questa sera aveva intenzione di prendere un cazzo, e voleva sapere se la cosa fosse di mio interesse; le dissi di no, perché per sentirmi donna non avevo bisogno di farmi penetrare. Lei rispose che mi rispettava ma non mi capiva, e mentre diceva questo tirò fuori dalla sua borsa una bottiglietta di vetro dalla quale sniffò il contenuto. Poi lo offrì a me dicendomi che mi avrebbe rilassata. Sniffai anche io, naturalmente. Un dolore fortissimo raggiunse la base del mio cranio. Quando mi ripresi, mi sfuggì una debole risata e mi sentii molto più rilassata. Avvertivo come la sensazione di fluttuare su una nuvola mentre lasciammo il bagno per tornare al tavolo da  i due gladiatori. Edoardo e Josè. Laura prese il bicchiere e disse ai due di rimanere con me perché lei aveva da fare. Prima che andasse ci guardammo e mi scappò di nuovo una risatina.

I ragazzi mi invitarono a sedermi tra di loro e mi offrirono una coppa di Martini. Parlammo animatamente e iniziammo a conoscerci un po’ meglio. Loro avevano una fissa per i ragazzi giovani, mi chiesero il mio parere da donna, e brindavamo ogni volta che io davo un giudizio positivo, o quando qualcuno mi salutava in risposta ad un mio segnale col ventaglio. Intanto notai che i due gladiatori si avvicinavo sempre di più a me. Edoardo mi aveva già messo una mano sulla coscia. Di colpo mi alzai e loro si spaventarono un po’. Si scusarono in maniera così sincera che quasi mi sentii in colpa per aver spezzato quel feeling che si era creato tra di noi. Fondamentalmente ero io quella che si stava comportando come una in calore…. Beh ero un po’ sciolta, e non potevo dargli la colpa di assecondare il mio gioco. Comunque, tutto questo era davvero divertente. Così per sentirmi meno in colpa e per recuperare quel atmosfera che si era creata, gli chiesi di mostrarmi il locale. Accettarono con molto piacere. Mi presero a braccetto e insieme iniziammo il giro.

Mentre lasciavano la zona dei tavoli, Laura, molto coinvolta in una conversazione con un pirata, mi guardò e alzò il pollice in risposta al segno che le aveva fatto Edoardo. Senza farci tanto caso, ci dirigemmo verso le altre sale, mentre Josè mi accarezzava il culo, però questa volta anziché fermare il gioco, mi lasciai sfuggire una risatina che lo portò a farsi scappare un’esclamazione di sorpresa. Così tra le risate arrivammo alla pista da ballo, c’era molto rumore, poca luce, forse era meglio spostarci. Mi invitarono ad entrare in una stanza buia, e ridendo gli risposi che una donna non va in quei posti con degli sconosciuti.

Alla fine arrivammo nella zona privè, e provai curiosità nel vedere quella stanza. Edoardo aprì una delle tende ed entrammo. Era incredibile, c’era un letto enorme con lenzuola di raso, un divano, un mini-bar, la televisione con film porno, una bagno con la jacuzzi…..

Ti piace? – disse Edoardo, che si trovava di fronte a me.

Mi piace tanto – risposi io, mentre notai la mano di Josè che si avvicinava ad accarezzare il mio culo – Sei un gladiatore cattivo Josè, lo rimproverai divertita.

Mancava poco per raggiungere il mio culo, ma le sue mani avvolsero il mio corpo, afferrandomi….senza farmi male, ma immobilizzandomi completamente.

Mi scappò ancora la solita risatina, che contaggiò anche i due uomini – liberami, per favore.

Iniziai ad avere paura quando Edoardo mi disse che li dentro nessuno ci avrebbe sentiti, nemmeno se avessimo gridato, e sicuramente la musica che si sentiva di sottofondo non aiutava.

Josè si sedette sul bordo del letto, e senza smettere di abbracciarmi, mi obbligò a sedermi sulle sue ginocchia, mentre io ero ancora immobilizzata. Intanto Edoardo accese la tv su un canale gay, in cui c’erano due uomini ben piazzati che sodomizzavano un ragazzo più giovane e magrolino e se lo facevano succhiare. Improvvisamente capii chi dei tre fossi io, e avvertii l’erezione di Josè da sotto il mio vestito, mentre Edoardo strofinava il suo cazzo sulla sua gonna da gladiatore.

Ero spaventata, immobilizzata, con tanta voglia di gridare, piangere e andare via di corsa, ma non avevo la forza di fare niente di tutto questo. Tutta quella droga mi aveva reso debole e senza coraggio. Quando l’enorme cazzo di Edoardo toccò la mia guancia iniziarono a scendermi le lacrime. La sua cappella accarezzava le mie guance e le mie labbra mentre lui mi faceva notare quanto fossi preziosa, e che Laura aveva ragione…….

Dicevano che non dovevo avere paura, che mi sarebbe piaciuto, che mi avrebbero fatto diventare una donna. Josè, non smise di stringermi nemmeno per un attimo, continuò accarezzarmi gentilmente in ogni punto che la posizione in cui mi teneva gli permetteva. I suoi baci delicati sulla mia nuca erano terribilmente gradevoli e sensuali. Mi mordicchiava le orecchie con le labbra e ci infilava la lingua dentro facendomi eccitare senza che potessi controllarmi. Edoardo mi tranquillizzava con parole dolci, e mi chiamava principessa mentre mi accarezzava il viso con il suo cazzo.

  • Apri la bocca, principessa. – disse Edoardo.
  • No, per favore – risposi io singhiozzando.
  • Dai, mia regina, apri la bocca.
  • Lo so che lo desideri, puttana – sussurrò Josè alle mie orecchie, nel modo più dolce in cui sia possibile pronunciare la parola puttana.

Edoardo continuava ad accarezzarmi le labbra con il cazzo, sperando che mi decidessi a fare il grande passo, pazzo nel vedere che nella mia espressione non c’era alcuna traccia di mascolinità, e attento a non perdersi il momento in cui avrei cominciato a comportarti come un a puttana. Il suo glande brillante, grosso, salato accarezzava le mie labbra socchiuse e si scontrava con i miei denti che non volevano lasciarlo passare.

  • Apri la bocca!!! – gridò.

Aprii la bocca.

Il cazzo di Edoardo entrò rapidamente fino in fondo alla gola provocandomi dei conati. Per un attimo pensai che avrei vomitato. Lo tirò fuori velocemente permettendomi di respirare, e si accovacciò di fronte a me accarezzandomi la testa.

  • Tranquilla, principessa, è normale la prima volta. Sono stato troppo brusco, scusami – disse dolcemente mentre catturava il mio respiro. Io lo guardavo spaventata. Lui mi tranquillizzava con il suo sguardo mentre Josè mi riempiva di baci dolcissimi sulla nuca. – Vedrai che ora andrà meglio – disse baciandomi sulle labbra.

Avvicinò ancora il cazzo alle mie labbra e mi disse di aprire la bocca. Questa volta obbedii subito.

Il suo cazzo entrò lentamente, riempiendomi la bocca, sfregando delicatamente sulle labbra e sulla lingua. Istintivamente iniziai a succhiare lentamente, usando la lingua, e a poco a poco la salivazione diventò più abbondante.

Stavo facendo un pompino a un uomo e lui stava godendo.

Intanto Josè mi sussurrava all’orecchio cose come “ stai andando bene” o “ sei meravigliosa”, “ sei incredibile, principessa”, e chiese a Edoardo se mi poteva lasciare. Lui rispose di si, che non c’era pericolo. Josè si alzò lasciandomi seduta sul bordo del letto, perché continuassi a succhiarla al suo amico. Una volta in piedi i due uomini si baciarono dolcemente sulle labbra.

  • Com’è? E’ brava? – chiese Josè a Edoardo.
  • Si, lo succhia molto bene, è stupenda.

Nel sentire questo mi eccitai completamente.  – E’ una brava succhia cazzi.

Con le mani libere iniziai ad accarezzare il cazzo di Edoardo. Il vedere le mie mani con le unghie smaltate e il bracciale di perle mi fece sentire terribilmente femminile.

Anche Josè avvicinò il suo cazzo e me lo fece provare. Gli sorrisi e glielo presi tra le labbra senza smettere di accarezzare Edoardo. Il suo era più sottile, ma più lungo e altrettanto gustoso. Dal non voler aver niente a che fare con i ragazzi, mostrandomi eterosessuale, improvvisamente mi trovai con due cazzi in mano e ….. mi stava piacendo. Iniziai ad avvertire che la zona intorno al mio culo era completamente sudata. Edoardo mi lasciò sola con il cazzo di Josè e iniziò ad accarezzarmi in tutto il corpo. Si spogliò completamente mostrando il suo imponente corpo, e sicuramente ho lasciato sfuggire qualche sguardo di apprezzamento, perché Josè mi chiese, “ti piace, vero?”.

Edoardo si alzò in piedi mentre anche Josè si spogliò e si mise di fronte a me, molto vicino. Non potei resistere all’impulso di accarezzargli il petto con le mie manine da donna, i capezzoli, le enormi braccia e il suo magnifico cazzo. Non riuscii ad evitare che mi baciasse, si chinò su di me, mi afferrò per la nuca e avvicinò le sue labbra alle mie senza che io riuscissi ad opporre alcuna resistenza. Edoardo intanto iniziò a spogliarmi, sfilandomi il vestito, il corsetto e abbassandomi le mutandine. Rimasi solo con le calze e i tacchi. I due uomini si avvicinarono e io avvertii la loro pelle sulla mia. Le mani di Edoardo giocavano sulla mia schiena, con i miei glutei e con la fessura che c’è in mezzo. Intanto Josè continuava a baciarmi e ad accarezzarmi il cazzo, io ricambiavo…….

Improvvisamente qualcosa di duro e caldo si avvicinò al mio buco e prima di poter dire “ aspetta” , me lo infilò tutto con un colpo secco, che mi provocò un sobbalzo e un grido misto tra sorpresa e dolore. Più sorpresa che dolore naturalmente. Pensai subito che mi stavano inculando, invece era solo il dito medio di Edoardo che cercava di lubrificarmi il buco. Poco a poco avvertii un lieve bruciore per tutto il culo, e gli chiesi se poteva fare qualcosa per darmi sollievo.

Josè poi mi sussurrò nell’orecchio, “ rilassati, principessa, lo so che sino ad ora hai visto solo trans che si masturbano, ma ora Edoardo ti farà diventare donna!!”. Cosciente di cosa avrebbe significato, cercai di rifiutare perché una cosa è succhiare un cazzo o due, e un’altra cosa è prenderla nel culo. Per evitare che io scappassi, Edoardo mi strinse forte, immobilizzandomi un’altra volta.

Aveva già il cazzo in mezzo alle mie natiche, e cercava di infilare le sue gambe dentro le mie. Io tentavo in tutti i modi di evitarlo, supplicandolo di lasciarmi andare, ma per come mi avevano immobilizzata, sapevo che sarebbe stata solo questione di tempo. Josè continuava ad accarezzarmi e a tranquillizzarmi con parole dolci e complimenti. Edoardo, nonostante fosse più forte di Josè non mi faceva male. La sua presa era molto delicata, e il suo corpo accarezzava il mio mentre si strofinava, nel tentativo di facilitare la penetrazione. Poi Edoardo si sedette sul sofà con me tra le braccia, con il cazzo in mezzo alle mie natiche, che desiderava penetrarmi. In qualche modo mi permise di stare sollevata sulle gambe per evitare di essere penetrata. Voleva che me lo infilassi da sola, perché lo desideravo, o per sfinimento. Cercavo di rimanere dritta con tutte le mie forze, consapevole di ciò che implicava il lasciarmi cadere, con mio grande rammarico e cosciente della totale inutilità dei miei sforzi.

Josè, che non smise mai di accarezzarmi, capì cosa stavo provando e agì di conseguenza.

  • Smettila di opporti principessa, lo sai che è inutile. – disse guardandomi negli occhi. – lasciati andare, vedrai che ti piacerà.
  • Andiamo, regina non negarti questo piacere. Sappiamo che lo vuoi. – disse Edoardo nelle mie orecchie.

Josè poi mi baciò sulle labbra con dolcezza, mise la mano sulla mia spalla e iniziò a spingere lentamente. Non so se è perché non ho avuto la forza di rifiutare, ma ero io ad accompagnare il suo movimento. Però a poco a poco cominciò a scendere, e Edoardo avvicinò sempre di più il cazzo al mio culo, e lentamente lo aprì sino a farlo scivolare dentro di me. Il dolore era intenso e insopportabile. Avrei voluto gridare per cercare di alleviare il dolore, ma i baci di Josè mi bloccarono. Cercai di alzarmi per far uscire l’enorme cazzo di Edoardo, ma le sue braccia resero vano ogni mio sforzo. Le dolci parole che mi sussurrava mi tranquillizzarono e mi invitarono a rimanere giù. A poco a poco il mio buco si abituò a quelle dimensioni e lo accettò. La mano di Josè si posò ancora sulla mia spalla e mi spinse lentamente verso il basso. Mi guardò negli occhi e disse “ Ora sei una donna”. Mentre ascoltavo queste parole, il cazzo di Edoardo continuava ad entrare dentro di me fino in fondo, ed avvertii ancora dolore, anche se in forma meno intensa di prima. Era più sopportabile.

Le mie grida di dolore iniziarono a mescolarsi a gemiti di piacere. Edoardo aprì le braccia liberandomi, e come si aspettava non rifiutai la penetrazione. Ora le sue mani mi accarezzavano anziché tenermi ferma. Josè si chinò per baciare il suo compagno sulle labbra. Io mi girai per vedere meglio quel bacio, e partecipare dove fosse possibile. Poi Josè si spostò e disse” scopatela”. In quel momento Edoardo sussurrò nel mio orecchio “ chiedimelo, puttana”, “ chiedimi di scoparti”.

  • – dissi io, eccitata come non mai mentre le mani di Edoardo pizzicavano i miei capezzoli.
  • Supplicalo, puttana – disse Josè afferrando le mie palle.
  • Fottimi, per favore! – lo supplicai.

Edoardo mi sbattè sul letto con un movimento e mi mise alla pecorina premendomi la faccia sul materasso. Con una mano teneva ferma la mia testa, e con l’altra cercava di infilare il suo cazzo più in profondità, questa volta senza incontrare alcuna resistenza da parte mia, e continuò a sbattermi.

Un breve istante di dolore si trasformò rapidamente in un piacere indescrivibile, mai provato prima di allora. Avvertii come una sensazione di sottomissione, e mi sentivo usata mentre davo piacere a quel uomo enorme. Quel cazzo così grande e caldo toccava tutte le pareti interne, urtando la mia prostata, e quel oscillazione che si ripercuoteva dentro il mio corpo quando vieni scopata da un uomo così grosso. Improvvisamente mi vidi allo specchio. Edoardo era dietro di me, io avevo il rossetto sbavato, gli occhi da pantera, un fiore tra i capelli, e non provavo disgusto nel vedermi. Anzi, mi sentivo terribilmente sexy, femminile e sensuale. Aprì la bocca per chiederne di più, volevo essere scopata con più forza. Josè avvicinò il cazzo al mio viso, e senza dargli il tempo lo presi tra le labbra e me lo ficcai tutto in  bocca. Lo stavo prendendo davanti e dietro, e stavo godendo parecchio. La sensazione era indescrivibile. Loro si avvicinarono per accarezzarsi e baciarsi. Io davo piacere a loro e loro lo davano a me.

Improvvisamente il cazzo che avevo in bocca iniziò ad ingrossarsi, Josè a gemere e senza darmi il tempo di reagire, mi riempì la bocca del suo sperma caldo. Josè la tirò fuori e finì di masturbarsi sul mio viso, mentre Edoardo mi afferrò per i fianchi, iniziò a gemere e mi inondò il culo del suo sperma caldo e appiccicoso, che traboccò e gocciolò sulle mie gambe.

Crollarono sul letto, uno su ciascun lato, e continuarono ad accarezzarmi e baciarmi con dolcezza. Sfioravano il mio corpo e mi ripetevano quanto fossi meravigliosa, quanto fossi stata brava e come tutto fosse andato bene. Edoardo mi strinse con un braccio e con l’altro iniziò a muovermi il cazzo sino a che non diventò duro.

Intanto alla tv si potevano vedere le immagini di lesbiche che si masturbano.

Io tenevo le mie braccia al suo collo e mi lasciavo baciare, completamente arresa. Sino a che fui travolta da un’ondata di piacere che non avevo mai provato e gli venni tra le mani, provando l’orgasmo migliore della mia vita.

Quando smisi di tremare per quell’orgasmo, i miei occhi divennero strani, volevo piangere. Provai una sensazione di vergogna e confusione, e avevo paura. Mi coprii e cercai di scappare. Josè mi fermò e mi disse di non preoccuparmi, che era meglio se mi fossi fermata a fare una doccia, e che avrebbe chiamato Laura per aiutarmi.

Dopo poco arrivò la mia amica con un espressione mista tra orgoglio e soddisfazione, che immagino fosse perché anche lei l’aveva presa nel culo da uno dei due, però non sapevo se fosse davvero così, almeno non ancora. Mi spiegò che non era stata scopata da loro. Mi disse di averli conosciuti in quel locale e che parlò loro di me  mostrandogli alcune delle mie foto. Loro rimasero incantati e sin dal primo momento insistettero perché Laura mi invitasse perché mi potessero sverginare.

Lei rispose che era sicura che mi sarebbe piaciuto molto.

Ora avevo due opzioni. Cambiarmi e tornare a Siviglia scopata, violentata e umiliata come un frocio represso, oppure vestirmi, truccarmi, accettare quello che era successo ed uscire e godere di essere il prezioso e sensuale travestito in cui mi avevano trasformata.

Naturalmente non avevo altra scelta che la seconda. Inoltre, avvertii la curiosità di capire quello che si prova ad essere scopate dal davanti.