L’appuntamento: Padrona domina schiavo

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mistress autoritaria e schiavo ubbidienteSottomesso ai miei voleri, sarà trattato come uno schiavo, con mia grande soddisfazione.

Sento la porta aprirsi: è lui. Eravamo d’accordo da tempo per quell’appuntamento. Capisco che è teso ma, anche eccitato e nervoso perché si dev’essere reso conto che è troppo tardi ormai per tornare indietro. Seduto a terra, come gli avevo detto di posizionarsi appena si fosse trovato al mio cospetto, come un vero schiavetto fa con la sua padrona. Ora basta. Mi alzo e con i miei passi scandisco la fine di ogni suo possibile ripensamento.

Pochi passi e sono di fronte a lui. Lo trovo come volevo esattamente che fosse: nudo come un verme ed accovacciato a terra. Mi fermo e lui alza lo sguardo, ci scrutiamo a vicenda, già sapendo quello che avremmo fatto. Avanzo con fare autoritario di un passo, poi un altro, lo supero. Mi giro e lo osservo: lui da bravo schiavo leccapiedi non si muove, ne mi guarda. Bene: è ora di dare il via al nostro gioco di dominazione e trasgressione.

Appoggio la 24ore che porto con me sul tavolo. Mi giro e torno da lui. Con la mia frusta gli sfioro le spalle. Continuo così per un po’. So già che lui fatica a restare fermo. Insisto sui fianchi e lo sgrido per farlo restare immobile, non è autorizzato a sussultare. Scendo di tanto in tanto fino quasi fino alle sue palle, sfiorandole a malapena.

“Se non ubbidisci e stai fermo immobile sarò costretta a legarti”. Lo dico con tono autoritario, anche se so che infondo lui non aspetta altro. Tuttavia detesto essere prevedibile quindi mi prendo del tempo per pensare ad un’alternativa per stupire ed appagarmi al massimo. Anche se l’ide a di legarlo, di renderlo del tutto impotente dinnanzi a me, di potergli urlare “Sta zitto” ed obbligarlo a farmi godere, di fargli perdere il controllo senza dargli possibilità di agire è davvero eccitante. No, non posso ripiegare su altri giochi erotici, per quanto possa essere contato legarlo ora è un imperativo categorico.

Gli sfioro il cazzo e lui si ritrae di scatto. Schiavo – gli dico – è ora che metti le mani dietro la schiena. Congiunge le mani come da mio ordine ed io gli lego saldamente i polsi con una cordicella. Poi con una fune più lunga inizio a stringergli i gomiti tra loro, sino a legargli anche quelli, quasi uniti dietro la schiena. È una posizione scomoda ma che lo costringe ad allargare al massimo le spalle, esponendo il suo petto a qualsiasi punizione.

Prendo la cintura a doppia fibbia che tengo nella mia valigetta e la fisso ai suoi fianchi. Scelgo una catena per farla passare dai suoi gomiti sino sotto le palle e poi di nuovo su, verso l’ombelico, sino ad agganciarla alla cintura. Geme: lo sento eccitarsi al contatto della catena con il cazzo. Tiro ancora di più la catena, sino a comprimergli le palle. Tiro ancora forte verso l’alto e lui inizia a dimenarsi per il dolore ed il piacere.

Non trattiene i gemiti ed io continuo. Prendo poi le sfere anali ed inizio a premere nel suo buco del culo per farle entrare, una ad una. Mentre ansima io continuo imperterrita ad infilargliele. Arrivo alla quinta e lui non capisce più nulla. Posizionata l’ultima rimetto a posto la catena in modo tale da bloccare le sfere dentro di lui. Gli ordino di inginocchiarsi. Lo fa lentamente per non sentire il dolore mentre cambia posizione. Gli lego strette le caviglie tra loro ed anche le ginocchia. Ora è completamente immobilizzato. Prendo due mollette per il bucato e gliele applico nelle palle.

Non riesce a trattenersi “Ah che male”. gli vado di fronte e mi godo la scena. Lui è hai piedi della sua mistress che mugola e si contorce dal dolore, legato in questa maniera non ha possibilità di muoversi, non vede ne sente altro se non quello che io gli propongo.

Mi avvicino a lui per permettergli di leccare le mie scarpe con il tacco alto ed i miei piedi sporchi di malta. Non sembra lucido e legato com’è cerca di accontentarmi come può. Dopo u po’ mi accorgo che è prossimo all’orgasmo, mentre ormai a lucidato a dovere le mie decolté.

Decido di togliergli un millimetro per volta la corda con le sferette dal buco del culo. Lui resta li inerme, come se ormai avessi tolto lui ogni energia dal suo corpo. Ha ancora le braccia legate dietro la schiena . Mi metto a cavalcioni sopra di lui e decido di sbattermelo fino a farmi venire.

“Basta padrona, basta per favore! La catena che mi passa attraverso le palle mi fa troppo male”. Era proprio quello che mi aspettavo di udire. Gli tappo la bocca con una mano e ricomincio a sbatterlo con più fervore. Continuo così sino a che non riesco più a trattenermi e vengo, mentre lui si scuote ormai senza controllo.

Ora può basare. Lo lascio in quella posizione e comincio a leccargli le palle con dolcezza, proprio li dove al catena ha colpito più duramente, con dolcezza per lenire il dolore che ho provocato.

Lo sento gemere ancora, di piacere. Sborra ovunque, schizzando fino al soffitto. Fissandolo negli occhi gli chiedo “ti slego ora?”